Indro Montanelli, TAGLI SU MISURA

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Indro Montanelli, TAGLI SU MISURA, “Incontri” vol.VII°, Milano, Rizzoli, 1960, pp.1-301

 


p.5 Il Papa

p.19 Salazar

p.50 Rizzoli

p.57 Nagy

p.71 L'Imam

p.80 Ben Gurion

p.88 Golda Meir

p.96 Moshe Dayan

p.104 Labriola

p.111 Guy Mollet

p.119 Mendès-France

p.126 Eduardo

p.134 Barga

p.141 Gunther

p.148 Moro

p.155 Malinovski

p.162 Nuoro

p.177 Weyman

p.185 Segrè

p.193 Paratore

p.200 Il mammut

p.207 Medici

p.215 Protestanti

p.222 Calvia Gavino

p.229 Amidei

p.237 Gassman

p.245 Don Dario

p.254 Nardini

p.261 I tifosi

p.269 Vellani-Marchi

p.277 Spadini

p.284 Borrelli

p.291 Marzoli


<Don Dario>

“..Don Dario Pasquini è umbro e figliuolo di carrettieri. Aveva nove anni, quando suo padre cascò dal carro e morì. Rimase orfano, con la mamma e tre fratelli che non sapevano come tirare avanti; e fu un benefattore che lo mise a proprie spese in seminario, di dove il ragazzo uscì sacerdote a ventitré anni..

Nel '46, questo povero prete di sangue plebeo, senza una lira in tasca, senza aderenze né politiche né ecclesiastiche, anzi guardato piuttosto con sospetto dalla gerarchia per via di certi atteggiamenti un po' a modo suo e di certe critiche formulate in linguaggio non del tutto ortodosso, istituì a Olmo, in quel di Perugia, un collegio in cui accogliere dall'alba al tramonto, e istruire, qualcuno di quei ragazzi che, finita la terza, o al massimo la quinta elementare, sono abbandonati da Dio e dagli uomini, entrano in letargo e, prima di raggiungere l'età del lavoro, sono ridiventati analfabeti. Perché questa è la realtà della stragrande maggioranza della gioventù italiana, in barba alle statistiche del ministero della Pubblica Istruzione.

Furono sei i primi discepoli, che don Dario andò a snidare fra i branchi di pecore e nei vicoli sporchi dei villaggi circostanti..E quando si videro quei sei ragazzi tramutarsi volontariamente e gioiosamente in muratori e tirar su, sotto la guida d'un prete capomastro, le mura d'un edificio accanto alla Pieve, dubbi e sospetti cominciarono a diradarsi, e nuove piccole reclute ad affluire..

Le ambizioni erano grosse. Don Dario mirava all'organizzazione d'una specie di college anglosassone, perché una 'scuola', secondo lui, non poteva bastare. Conoscendo i suoi polli, sapeva benissimo che la tela da lui ordita giorno per giorno nel cervello e nella coscienza dei suoi allievi veniva poi, sera per sera, disfatta nelle famiglie, dove essi tornavano..

Ma per raggiungere il suo traguardo, specie ora che gli allievi s'erano moltiplicati e toccavano il centinaio, ci volevano aiuti. E don Dario, senza neanche sapere chi poteva darglieli, andò a cercarne, con quel candore che in lui tiene il posto della furberia..

- Dottor Costa, mi dia una tipografia!...-.

Il dottor Costa gliela diede. Valletta contribuì, oltre che con un sussidio, con dodici furgoni attrezzati di tutto punto per la raccolta degli allievi. Faina promise - e mantenne - un finanziamento. - E il partito democristiano? -, ho chiesto a don Dario. - Fanfani m'ha dato per due anni un piccolo aiuto mensile. Ora ha smesso -. - E la Chiesa? -. - S'è portata bene: m'ha lasciato lavorare in pace, o quasi. Era tutto quel che chiedevo -.”