Osip Mandel'stam, IL RUMORE DEL TEMPO

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Osip Mandel'stam, IL RUMORE DEL TEMPO, traduzione di Giuliana Raspi, Nota, pp.163-167. In copertina: Osip Mandel'stam in un disegno di P.V. Mituric (1915), Einaudi, 1970, pp.1-171

 


p.7  Il rumore del tempo

p.7 Musica a Pavlosk

p.12 Imperialismo infantile

p.17 Le insurrezioni e le francesi

p.21 La libreria

p.28 La Finlandia

p.32 Il caos giudaico

p.40 I concerti di Hoffmann e Kubelik

p.43 L'istituto Tenisev

p.50 Sergej Ivanyc

p.55 Julij Matveic

p.59 Il programma di Erfurt

p.63 La famiglia Sinani

p.76 La Komissarzevskaja

p.80 “In una pelliccia signorile non adatta al rango”


p.91  Feodosia

p.91 Il comandante del porto

p.97 L'uccello della vecchia

p.100 L'usbergo della legge

p.104 Mazesa da Vinci


p.109  Il francobollo egiziano


Mandel'stam (Varsavia, 1891-lager stalinista di Vtoraja recka, 1938) esordì nel 1910 tra i poeti che si raggruppavano intorno alla rivista “Apollon” e che diedero vita alla corrente detta Acmeismo (nata e differenziatasi dal simbolismo).


<Il rumore del tempo>

Delicati ricordi d'infanzia e adolescenza.


<Feodosia>

Quattro abitanti del centro balneare, in Crimea, sul Mar Nero, di Feodosia, nel 1905, al tempo degli scontri tra i bolscevichi e l'Armata bianca.


<Il francobollo egiziano>

'Francobollo egiziano'  è il soprannome che i compagni di scuola avevano dato a Parnok, il protagonista del racconto.


Amate l'esistenza della cosa più della cosa

stessa e il proprio essere più di voi stessi, ecco

il supremo comandamento dell'Acmeismo.

(O. Mandel'stam)


“..Il vetturino di Pietroburgo è un mito, un capricorno. Bisogna lanciarlo contro lo zodiaco. Là egli se la caverà con il suo borsellino da donna, con i pattini della slitta stretti come la verità e con la voce che sa d'avena..


E' sempre più difficile sfogliare le pagine del libro gelato, rilegato in accette, alla luce dei lampioni a gas.

Voi, depositi di legna - nere biblioteche della città - leggeremo ancora, vedremo.

In via Pod'jaceskaja si trovava la simpatica biblioteca, da cui si prendevano a pacchi per la villeggiatura volumetti bruni di autori stranieri e russi, con le pagine infette, che per le infinite letture avevano un luccichio come seta..

Di fronte c'era la caserma dei pompieri coi portoni ermeticamente chiusi e la campana sotto la cappella d'un fungo.

Alcune pagine erano trasparenti come il velo d'una cipolla.

Vi abitavano il morbillo, la scarlattina e la varicella.

Nelle rilegature di quei libri da villeggiatura, spesso dimenticati sulla spiaggia, rimaneva annidata la forfora dorata della sabbia marina, e per quanto si scuotessero, veniva fuori di nuovo.

Talvolta ne usciva una felce - piccolo abete gotico appiattito e compresso - talaltra la mummia d'un fiore nordico senza nome.

Incendi e libri: ben trovato.

Vedremo ancora, leggeremo..


Lo zanzarino ronzava:

- Guardate come mi sono ridotto: sono l'ultimo egiziano; sono una prefica, una balia, una spia; sono un piccolo principe con le gambe storte, sono un Ramsete mendicante, succhiatore di sangue: al Nord sono diventato nulla, è rimasto così poco di me: chiedo scusa! Sempre uguale, non sono cambiato per nulla, ho paura qui. Sono un'inezia, sono nulla. Non si preoccupi, pagherò, chiedo scusa.”