Walter Benjamin, IMMAGINI DI CITTA

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Walter Benjamin, IMMAGINI DI CITTA' @ Stadtebilder, 1930, traduzione di Marisa Bertolini, Postfazione, pp.99-115, di Peter Szondi, Einaudi, 1971, pp.1-120

 


IMMAGINI DI CITTA'

p.7  Mosca


"..C'è la famosa galleria Tret'jakov, in cui ci si rende veramente conto cosa significhi la pittura di genere e come essa sia consona all'anima russa..Il proletario trova qui soggetti tratti dalla storia del suo movimento: Un cospiratore sorpreso dai gendarmi, Ritorno di un deportato dalla Siberia, La povera governante prende servizio nella casa d'un ricco commerciante.

E il fatto che simili raffigurazioni conservino intatto lo spirito della cultura borghese non solo non nuoce, ma anzi le rende più vicine a questo genere di pubblico. L'educazione estetica, infatti, non viene ottenuta (come talvolta Proust lascia capire) dalla contemplazione di capolavori. Piuttosto, il ragazzo e il proletario che s'accostano all'arte riconoscono a buon diritto, a differenza del collezionista, altre cose come opere d'arte. Queste hanno per lui un significato contingente ma immediato, e un nuovo, più rigoroso criterio di giudizio nasce proprio solamente di fronte alle opere d'attualità, che narrano di lui, del suo lavoro e della sua classe..":


"..Lo stesso traffico è a Mosca per buona parte un fenomeno di massa. Succede che ci si imbatta in un'intera carovana di slitte, che occupano la strada in tutta la sua lunghezza, perché su cinque o sei vengono disposti i carichi che richiederebbero un autocarro..La stretta panca non porta più di due persone, e siccome manca di schienale (se non si vuol considerar tale il basso sopralzo posteriore) bisogna ad ogni repentina sterzata tenersi abilmente in equilibrio..Il viaggiatore non troneggia, non gode d'una visuale privilegiata rispetto ai comuni mortali, ed è anzi gomito a gomito coi pedoni. Anche questo, attraverso il senso del tatto, diviene un'incomparabile esperienza educativa. Là dove l'europeo, chiuso nei suoi veloci veicoli, esperisce distacco e dominio sulla massa, il moscovita seduto nelle piccole slitte resta immerso tra uomini e cose..Nessun'occhiata dall'alto in basso. Un soffice, fugace scivolare, lambendo cose, persone, animali. Ci si sente come un bambino che sulla sua sediolina giri per la casa." .


"Entrando per la prima volta nell'aula d'una scuola russa, si rimane sorpresi. Le pareti sono tutte coperte di quadri, disegni e modellini in cartone. Sono come i muri d'un tempio a cui i bambini quotidianamente offrono i loro lavori, quali omaggi alla collettività. Predomina il rosso; e vi fanno spicco emblemi dei soviet e teste di Lenin. La stessa cosa si può vedere in molti clubs. I giornali murali sono per gli adulti strumenti della medesima forma d'espressione collettiva. Sono nati dalla penuria della guerra civile, quando in molti paesi non c'era più né carta da stampa né inchiostro. Ora, nella vita pubblica del luoghi di lavoro, sono divenuti la norma..Il giornale è la cronaca della vita collettiva..Scritte, segnali di pericolo e quadri didascalici tappezzano le pareti .Persino sul luogo di lavoro ciascuno è come tutto circondato di manifesti colorati, che mettono in guardia contro le insidie delle macchine. Ecco raffigurato un operaio con un braccio attanagliato fra i raggi d'un ingranaggio, un altro che in preda all'alcolismo provoca un'esplosione per corto circuito, un terzo col ginocchio preso fra due pistoni.."


p.54  Weimar

p.58  Marsiglia

p.65  San Gimignano

p.68  Mare del Nord


INFANZIA BERLINESE INTORNO AL MILLENOVECENTO (Passi scelti)

p.76  Giardino zoologico

p.79  La colonna della Vittoria

p.82  Partenza e ritorno

p.84  Steglitzer angolo Genthiner

p.86  Mercato coperto di piazza Magdeburgo

p.88  Blumeshof 12

p.92  I colori

p.93  Porta di Halle

p.94  Logge


"Nel nostro giardino c'era, mucido e remoto, un chiosco. Io l'amavo per le sue vetrate multicolori. Quando al suo interno scivolavo di vetro in vetro, mi trasformavo, mi coloravo allo stesso modo in cui il paesaggio si stampava nella vetrata, ora splendente ora opaco, ora smorto ora sfarzoso. La  stessa cosa m'accadeva nel dipingere ad acquerello, quando le cose mi scoprivano la loro anima non appena io le fermavo in un nebuloso madore. E lo stesso ancora con le bolle di sapone. Viaggiavo con loro per la stanza e mi mescolavo al gioco di colori della bolla sino a che essa scoppiava. Nel contemplare il cielo, un monile, un libro, mi perdevo ammaliato dai colori. i bambini sono in ogni dove loro preda. Allora si poteva comperare cioccolata in leggiadre confezioni di tavolette sovrapposte in croce, in cui ogni pezzo era avvolto per proprio conto in stagnola colorata. Quella costruzione in miniatura, a cui assicurava compattezza un rozzo cordoncino dorato, faceva sfoggio di verde e d'oro, d'azzurro e d'arancione, di rosso e d'argento; mai due pezzi dello stesso colore erano vicini. Da questa sfavillante composizione irruppero su di me un giorno i colori, e avverto ancora la dolcezza di cui i miei occhi allora si saziarono. Era la dolcezza della cioccolata, con cui essi volevano addolcire più il mio cuore che la mia lingua. Poiché prima che avessi ceduto alle lusinghe della gola, l'esigenza superiore aveva in me decisamente sconfitto quella meno nobile, e m'aveva rapito.".