Samuel Butler, COSI' MUORE LA CARNE

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Samuel Butler, COSI' MUORE LA CARNE @ The Way Of All Flesh, 1902 (postumo), traduzione e Prefazione, pp.VII-IX, di Enzo Giachino, Torino, Einaudi, 1939-XVII, pp.1-412

 


Romanzo per la maggior parte autobiografico.


La storia è narrata da Overton, amico del padre del personaggio principale.

Il romanzo ha inizio alla fine del XVIII° secolo, ripercorrendo la genealogia familiare di Ernest Pontifex, il protagonista. John Pontifex era un carpentiere, suo figlio George migliora la sua posizione diventando un editore, il figlio di George, Theobald, pressato da suo padre a diventare un ministro della Chiesa Anglicana, sposa Cristina, la figlia d'un pastore. La storia si concentra quindi su Ernest, primogenito di Theobald e Cristina.

L'autore descrive la relazione antagonista tra Ernest e i suoi genitori, ipocriti ed oppressivi. La zia Alethea è cosciente di questa situazione, ma muore prima di poter opporsi in pieno alla maligna influenza dei genitori sul ragazzo. Riesce comunque a trasferire a Ernest, poco prima di morire, una piccola fortuna tramite l'amico di famiglia Overton, che dovrà conservarla e poi consegnarla al giovane al compimento dei ventotto anni.

Ernest, presi gli Ordini, decide che il modo migliore di rigenerare la Chiesa d'Inghilterra è quello di vivere tra i poveri; ma, tentata un'aggressione sessuale a una giovane coinquilina, la signorina Mairland, che aveva erroneamente ritenuto di facili costumi, è condannato a sei mesi di lavori forzati. I suoi genitori lo disconoscono e la sua salute peggiora.

Apprende il mestiere di sarto [nella realtà, Butler, dal 1859 al '64, si trasferì in Nuova Zelanda ad allevare pecore], decidendo di farne la sua professione una volta fuori di prigione. Persa la fede religiosa e spretatosi, sposa Ellen, una ex-cameriera dei suoi genitori; hanno due figli ed aprono un negozio nel settore dell'abbigliamento. Tuttavia, nel tempo, scopre che Ellen è già sposata ed alcoolizzata. Overton, a questo punto, interviene e paga Ellen affinché vada via. Dà ad Ernest un lavoro e lo porta con sé in un viaggio in Europa. Ernest, raggiunti  i ventotto anni e ricevuto il lascito di sua zia Alethea, ritorna a casa dei genitori fino alla loro morte. Diventa infine un autore (" - Ebbene, - continuò, -  ci sono tante cose che devono esser dette e che nessuno osa dire; una quantità di menzogne da combattere e che nessuno osa attaccare.") di letteratura controcorrente.


"Questa, molto in breve, la vicenda, narrata con felicità e vigore, con aspra ironia e grande precisione, e naturalmente legata all'ambiente e al tempo, soprattutto nelle parti dove sono più numerosi i riferimenti alla vita contemporanea.":Prefazione, p.VIII.


"..Siccome ho già menzionato la signora Jupp [locatrice di Ernest e della signorina Mairland], posso senz'altro aggiungere il poco che resta ancora da dire al riguardo..

Per quanto vecchia, continua a vivere nella stessa casa e trova sovente difficile sbarcare il lunario, ma non mi pare che se ne dia molto pensiero, o forse ciò le impedisce di bere più di quanto le farebbe bene..Ogni sabato impegna il ferro da stiro per quattro pence; ogni lunedì mattino, non appena ricevuti i denari, va a ritirarlo per quattro pence e mezzo; è da dieci anni che questo accade regolarmente, ogni settimana. Finché sarà in grado di ritirare il ferro, sapremo che riesce a cavarsela e a sbarcare il lunario secondo regole economiche che conosce lei sola, e che forse è meglio che faccia così. Se invece un bel giorno non fosse più in grado di ritirare il ferro, sarebbe segno che è tempo d'intervenire..L'ultima volta che si fece una lunga chiacchierata assieme fu circa due anni fa, quando venne a trovare me, invece di recarsi da Ernesto..Mi confessò che gli affari andavano sempre peggio. I suoi inquilini gliene facevano di tutti i colori, se ne andavano senza pagare il fitto, e portavano via fin i chiodi dai muri..

- Già, che quando ero giovane, di donnine in gamba ce n'erano poche che mi battevano, in tutta Holborn, e anche adesso, solo che potessi aggiustarmi un poco e avere i denti, vi farei vedere cosa sono ancora capace di fare. Vero che ho perduto il mio povero Watkins, ma non c'era niente da fare, e poi m'è morta la mia cara Rosa. Quel salame d'una ragazza, andar a passeggio in carrozza e prendersi la bronconite! Non l'avrei mai creduto, quando l'ho baciata in Pullen's Passage e lei m'ha dato la costoletta, che non l'avrei  più veduta, e il suo amico le voleva proprio bene, anche se era un uomo sposato. E adesso chissà come sarà poveretta! Ma se potesse risuscitare e vedere il mio dito malato, si metterebbe a piangere, ma io le direi: Ma no, ma no, colomba, va tutto bene! Dio Santo, adesso si mette a piovere. C'è da crepare dalla rabbia a vedere che piove di sabato, quando si pensa a quelle povere ragazze con le calze bucate, che devono guadagnarsi la vita, ecc. ecc. Ma, però, avreste dovuto vedermi quand'ero una rosa di diciassette primavere. Il ritratto della mia povera madre, che era proprio una gran bella donna, anche se non sono io che devo dirlo. Aveva due file di denti che erano un amore. E' stato un peccato seppellirla con quei denti..".

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