Gertrude Stein, AUTOBIOGRAFIA DI TUTTI

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Gertrude Stein, AUTOBIOGRAFIA DI TUTTI, @ Everybody's Autobiography, New York, Random House, Inc., 1937, traduzione e Introduzione, pp.5-15 di Fernanda Pivano, Milano, Edizioni La Tartaruga, 1976, pp.1-342

 


p.17  Prefazione

p.25  Cosa accadde dopo l'Autobiografia di Alice B. Toklas

p.55  L'effetto prodotto su di me dall'Autobiografia

p.101  Preparativi per andare in America e inizio di veder rivoluzioni

p.185  America

p.319  Di ritorno


"Non che queste memorie non abbiano un programma preciso, non si tratta soltanto d'una nuova ondata di pettegolezzi sulla generazione per così dire successiva a quella trattata nella Autobiografia di Alice B. Toklas.": retro di copertina (dall'Introduzione) "..Così tutto fu fatto e rimanemmo a Bilignin finché partimmo per Parigi. E a Parigi rimanemmo soltanto qualche settimana e Alice Toklas comprò un ombrello, questo fu poi dimenticato in un ristorante della California centrale e dopo che scrisse per cercarlo fu mandato a San Francisco e intanto eravamo partite dall'America e fu mandato a Carl Van Vechten New York e proprio questa settimana Edie Wassermann gliel'ha portato. Le dispiace perché dice che se fosse rimasto laggiù sarebbe stata qualcosa da ritornare a prendere. E nel frattempo ne aveva comprato un altro proprio eguale o almeno credevamo che fosse proprio eguale ma ora che l'altro è ritornato vediamo che il manico è diverso."; "..Feci anche  conferenze a Brooklin e fu interessante era un bel pubblico ma non fu interessante per questo ma perché conobbi Marianne Moore e perché un giovanotto attento mi chiuse per caso la porta sul pollice e dovemmo andare in farmacia a medicarlo. Era sporca la farmacia una delle poche cose veramente sporche in America sono le farmacie ma la gente che sta seduta a mangiare e a bere latte e caffè quella parte della farmacia che m'affascinò era pulita. Dopo vi entravo sempre a comprare un romanzo poliziesco soltanto per guardare la gente seduta sugli sgabelli. Era come un pezzo di vita provinciale in una vera città. La gente seduta sugli sgabelli a mangiare nella farmacia aveva l'aria di vivere e si comportava come in una cittadina di campagna. Non si poteva immaginarli fuori nelle strade di New York, e nemmeno che la farmacia stessa fosse a New York. Non mi stancai mai di andarci."; "..Fanny Butcher aveva organizzato che Alice Toklas e io uscissimo quella sera nella macchina della Squadra Omicidi di Chicago ed erano venuti e stavano aspettando. Bene dicemmo tutti e uscimmo coi poliziotti..Continuammo a girare e stava diventando tardi s'avvicinava il mattino e poi ci fermammo di nuovo  ed entrammo da qualche parte e vedemmo una maratona..Jacques Viot che scoprì i surrealisti quando stavano scoprendo il surrealismo questo accadde qualche tempo fa m'incontrò di nuovo l'altro ieri. Non l'avevo mai visto da allora. Parlavamo di cinematografo, ora sta scrivendo i soggetti per i film francesi e disse bisogna ricordare scrivendo i soggetti che non è come scrivere per il teatro il pubblico del film non è un pubblico sveglio è un pubblico che sogna, non è addormentato ma sogna sempre. La maratona era questo più di qualsiasi film. Non ne ho mai più viste..Mi piacerebbe uscire di nuovo con loro un giorno."; "..Una volta forse a Cleveland o a Indianapolis, mentre parlavo c'erano due o tre giornalisti con un fotografo e dissi sapete è strano ma il fotografo è quello tra voi che pare intelligente e che ascolta ma come mai, lei dissi al fotografo lei capisce ciò che sto dicendo non è vero. Naturalmente disse vede io posso ascoltare ciò che dice perché non devo ricordare ciò che sta dicendo, loro non possono ascoltare  perché devono ricordare. L'ho trovato molto interessante e naturalmente lo è, naturalmente nessuno può ascoltare se deve ricordare ciò che ascolta e questo è il guaio dei giornali e dell'insegnamento dei governi e della storia..Mi piacevano i fotografi ce ne fu uno che venne e disse che era stato mandato per un servizio. Un servizio, dissi sì disse che cos'è dissi oh disse sono quattro o cinque fotografie da prenderle mentre fa qualcosa. Bene dissi mi piace l'acqua potrei bere un bicchier d'acqua bene disse lo faccia così lo feci e mi fotografò mentre lo facevo e l'indomani mattina c'era il servizio e l'avevo fatto."; "..E poi tutti loro cioè le due macchine con dentro qualche professore ci portarono a Ann Arbor dove dovevo fare la conferenza. Era bello e freddo ma non come il Wisconsin terribilmente freddo. Era soltanto freddo. La campagna era meno americana era più inglese e francese be' comunque era più dovunque che americana, l'orizzonte era meno americano e le case erano interessanti e fu lì che vidi la prima volta la pubblicità per la barba e mi piacque tanto un pezzetto su un asse e poi più in là altre due parole un'intera poesia vivente vorrei potermene ricordare qualcuna, erano tutte vive e simpatiche e trattavano tutte di farsi la barba come quella di quando eravamo giovani e ci piaceva di ''Ohi ohi l'indiano che con mente stolta si fa la barba e delusione il vento ne riporta', molte di quelle fatte con due parole per volta erano meglio vorrei potermene ricordare mi piacevano tanto."; "..Andammo in Nuova Inghilterra e ci fermammo a Springfield, Massachusetts e di lì andammo dappertutto. Ci fermammo lì perché lì c'era la signora Wesson, Smith e Wesson quando eravamo in California da bambini avevamo una rivoltella che era una Smith e Wesson, è strano coi nomi naturalmente si sa che qualcuno li ha ma quando si vede uno che ha uno dei nomi dà sempre una sensazione strana che niente sia reale. Ulysses Grant imparò a scuola o almeno lo sentì dire molto spesso che un sostantivo è il nome di qualcosa e naturalmente lo è ma poi in un certo senso è la cosa più imbarazzante di tutte, se è un nome dovrebbe significare soltanto quella cosa dovrebbe significare una rivoltella e non una persona ma non significherebbe una rivoltella se non avesse già significato una persona. Bene bene.".