Carlo Linati, LE TRE PIEVI

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Carlo Linati, LE TRE PIEVI - Pagine lombarde, Milano, Il Convegno editoriale, 1922, pp.1-247

 


p.9  Anteguerra

p.54  Propositi di liberazione

p.68  Dai taccuini d'Ortensio

p.68  La casa di Carlo Dossi

p.77  In viaggio

p.88  All'eremo luciniano

p.105  Feste alla frontiera

p.116  Intermezzo animalesco

p.122  Nausicaa e Calibano

p.144  Il Medeghino

p.155  Il giardino sulla rupe

p.169  Le Tre Pievi

p.180  La Rassela

p.192  Sòrico

p.199  Su l'orme di Lucia

p.212  Il paese dei Promessi Sposi

p.225  Il Caleotto

p.233  Chiacchiere

p.241  Brusuglio


"..L'impressione e l'entusiasmo suscitati dalla nostra dichiarazione di guerra furon minori di quanto ci saremmo aspettati. Era il cadere d'una passione, il cessare d'un incubo. Ora s'entrava nelle grandi atmosfere dell'azione..

Un mattino uscii a fare una passeggiata. Attraversai il paese e m'avviai verso i sobborghi della città..

Più in giù, m'imbattei in un mio amico banchiere incamminato per la salita, la bicicletta a mano. Era un uomo alto e spalluto che girava i contadi in cerca d'affari.

- Ti sei approvvigionato? - mi domandò.

- Ma di che?

- Le cose si mettono assai male. Bisogna approvvigionarsi. Potrà venirci addosso una carestia tremenda. Già, anche in banca gli affari precipitano. Non si paga, non si sconta, non si fanno operazioni. Io alle tre ho bell'e finito.

- Ebbene - diss'io, tanto per dargli un po' di corda - che ho da prendere?

Egli tolse da un taschino del panciotto la waterman, da un altro l'agenda, e vi scrisse su:

1 Quintale di farina gialla

10 Pollastrine

1 Sacco di riso

15 Chilogrammi di sale

10 di zucchero

20 di caffè

Staccò il biglietto e me lo porse.

- Vino e frutta ne hai. Addio..


Percorsa così passo passo la via Morone, sbucammo in piazza Belgioioso. La lampada sospesa in mezzo alla piazza spargeva il suo queto chiarore sul giro de' bei palazzi settecenteschi che la contornavano; le linee calme e solenni di loro architetture colonnate ne balzavano più armoniose e l'ombre spioventi dai cornicioni s'incidevano nella pietra con una fermezza cupa e misteriosa, da acquaforte.." [Anteguerra]


"25 Agosto. Questa taciturnità delle mie campagne, dopo tanti clamori di guerra, come mi sorprende, m'attrista. Mi pare una terra spogliata, vinta. Oh, fuggirmene ad un paese di sole, di commercio, d'azzardo, di profumi e d'apparizioni!

2 Settembre. Seduto, solo, ad un caffè in riva al lago, guardavo davanti a me la bella piazza..Là sulle terrazze de' falansteri cosmopoliti dove si mescolano le cortigiane, gli ammalati di cuore e i rastaqueros [che ostenta lusso o titoli, ndc.] del mondo intero potrai respirare un'aria impregnata di felicità e di romanzo.

Eh, mia trattabile Lombardia, lassù non ci ha più nulla a che fare la tua bella sanità; lassù le strutture melodiose de' tuoi lidi son come sparite nel tumulto carnevalesco del forastierume e delle clientele; le mille complicazioni d'amore e di delitto han lasciato troppe rughe su quella tua bellezza antica e foscoliana..

Tornai solo. Su, verso nord, il paesaggio dell'acque posava tranquillo nella luce del pomeriggio.

Quei monti non l'avevan sentita la guerra, quei cieli erano vergini di shrapnells!

Allora guardai all'aerea cima del Bisbino.

Quand el Bisbin el ga el capucc…

Ma quel giorno non l'aveva. La conica cima stava ritta e lucida nell'aria trasparente, come un bello spegnitoio, mentre i suoi fianchi discendevano giù amabilmente ad adagiarsi nelle vallate popolose e pareva tendessero verso il lago l'ampio gesto di due braccia ammantellate.

Il mio sguardo girò per quelle falde. Un monte lo ostruiva, e più in qua, un dosso che s'alzava, solitario, quasi a picco sul lago.

Ricordavo. Era Dosso Cardina; meglio Dosso Pisani.

E una villa era lassù, bigia e turrita, il cui lineamento elegantissimo stagliava sul bruno boscoso della montagna. E quella era la villa di Carlo Dossi, diplomatico e scrittore, che lassù finì socraticamente i suoi giorni, dodici anni or sono.

- Cominciamo di qui - mi dissi.

E, alla dimane, ci andai." [Dal taccuino d'Ortensio]


""A chi mai se non allo stilista d'eccezione, all'umorista imbevuto di classicità e di decadenza sarebbe venuto in mente di fabbricarsi un sì luminoso palazzo in questa solitudine selvatica, su questo roccione battuto dalla 'breva' e strapiombante a picco sul lago?..

Poiché io son certo che se Carlo Dossi vivesse, avrebbe caro che questa sua creazione di marmo gli venisse lodata come la sua più bella prosa; egli certo vi pose nell'innalzarla l'istessa cura ansiosa ed arguta che nel costruire qualcuna di quelle sue mirabili pagine, lavorate a fantasia di bulino..

Poiché è laggiù che trovasi il Portico dell'Amicizia, un'elegante patio tutto in marmo, candido e venusto di linee come un tempietto dedicato alla Dea Vesta, contornato da sedici colonne marmoree sul fusto d'ognuna delle quali sta incisa in oro un'epigrafe di saluto o d'affetto che il Dossi dettò per amici viventi e scomparsi. Le iscrizioni sono tutte belle e rivelano quella partcolar maestria nel maneggio dello stile lapidario, in che il Dossi eccelleva. Mi piace soprattutto una dedicata al Lucini:

La sua poesia era verità

La sue anarchia onestà

Pochi lo compresero

Gli mancò l'arte del ciarlatano..

Che cara vita, spiritualmente raffinata, doveva condurre il Dossi in questo piccolo propileo odoroso d'aria e di timi, nell'amore de' suoi, a dominio di sì vasto paese..Ahimè, tutta questa poesia, questa virgiliana soavità di costume letterario è fuggita per sempre. Ora anche il poeta adocchia la natura con avido sguardo come un'area fabbricabile da sfruttare quando gli càpiti..

Attiguo è l'archivio, nuda stanzuccia occupata a metà da un giro d'alti armadi entro cui si conservano i manoscritti di lui. Ho l'opportunità d'osservare un capitolo della 'Rovaniana' un ampio saggio sull'autore dei 'Cent'anni' ed i suoi tempi, non ancora pubblicato..

Nella sera che abbuia, anche il palazzo s'è fatto ormai muto e assiderato, come un mausoleo superstite in mezzo a questo paesaggio d'alture e di lontananze.." [La casa di Carlo Dossi]


"..E andammo al Caleotto..

E' noto, e una lapide sulla casa lo attesta, che il Manzoni venne a passare al Caleotto le vacanze estive fino al 1818, dopo il qual anno, venduta la villa e tutti i poderi attorno, e sul monte, si partì per sempre da quei luoghi per non tornarvi se non qualche volta da vecchio. Tre anni dopo incominciava nella sua villeggiatura di Brusuglio la stesura del romanzo, che doveva veder la luce nel '27..Forse in quegli anni di villeggiatura lecchese, aveva già abbozzata in testa l'idea del Romanzo, preso appunti su quei luoghi che gli avrebber servito da sfondo? O gli bastò il soccorso di una felicissima memoria?..

E' certo, io pensavo, che poche opere furono compiute in maggior felicità di luoghi e d'agi. L'artista aveva lì sotto di sè, spiegato in un vivente prospetto, tutta la materia palpitante del suo racconto; e chi sa quale gran vantaggio sia questo per uno scrittore, può anche esser tentato a sminuire il merito all'opera manzoniana. Nella quale si sente proprio il respiro d'un'agiatezza, d'una calma riposata ed uguale, che attestano il signore. Se si pensa fra quali disagi nacque, ad esempio, l'opera d'un Dante o d'un Dostoievskj, anche noi saremmo inclinati ad affermare che il Manzoni fu artista eccezionalmente privilegiato, che godè i favori della fortuna e seppe piegarli al suo sogno di bellezza e di verità." [Il Caleotto]


"..Io non amo troppo questi pellegrinaggi alla dimora d'illustri..

Ma fuori di là, mi fu più facile ritrovare il mio Manzoni, il Manzoni quale lo amiamo noi figli del secolo..Quei sentieri scodinzolanti fra il grano, quelle prode ariose, quelle poche ombrie di gelsi dovevano esser state cose tutte familiari al suo genio, e in qualche modo aver influito sulla formazione del suo stile.

- Ortensio, questi confronti fra la terra e il carattere del genio sono per la generale assai pericolosi ed arbitrari.

- Sicuro. Ma come sarebbe impossibile immaginarsi il periodo del Manzoni formato in un'atmosfera di zolfatare o di canapai romagnoli, così ti dico ch'era per me un piacere sottile là su quella pianura così povera di motivi e colori 'sentire' come s'adagiava bene la sua frase perfetta e cordiale, come vi stavan bene di casa le sue creature." [Brusuglio]