Carlo Linati, A VENTO E SOLE

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Carlo Linati, A VENTO E SOLE - Pagine di vagabondaggio @ Torino, Società Subalpina Editrice, 1939, Nota biografica, p.7 e sg., Roma, Biblioteca del Vascello S. r. l., 1992, pp.1-220

 


p.11  Un po' di vecchia Spagna

p.28  Biellese

p.38  Scorreria di fiume

p.47  Tra Croda e Rifugio

p.53  Campeggiando in Bretagna

p.104  Vallata di confine

p.109  Uccel di bosco

p.122  Rubanera

p.132  Angolo romito

p.136  Appennino

p.142  Taccuino di Francia

p.165  Autunno tra Lande e Garonna

p.178  Val Grisanche

p.186  Sensazioni di Valle Atesina

p.196  La verde muraglia

p.201  Oltremare

p.206  La famiglia del Poeta

p.209  Estate sul Carnaro


Da reporter, Linati al suo meglio.


Voglio tentare, se mi riesce, di dare un'idea del

caleidoscopico passare e variare d'impressioni e

d'ideee che può provare un uomo in un breve viaggio,

pilotando lui stesso la macchina attraverso una serie di

paesaggi bellissimi, a contatto d'un mondo nuovo per lui

e di emozioni d'arte e diverse nature d'uomini e di paesi.

[Taccuino di  Francia, p.143]


"..Questo senso d'inesprimibile 'eternità' che colma di sé tutto l'orizzonte spagnolo come l'asinello lo rende al vivo!..E quante cose ebber l'aria di dirmi gl'innumerevoli somarelli che incontrai nel mio cammino verso il Sud. - Vai, vai pure, corri, impazza! Noi a a far il tuo tragitto c'impiegheremo due giorni di più, ma credilo, in conclusione arriveremo prima di te..Tutto è previsto, tutto è fissato nella nostra vita. Ma siccome siamo tanti e ci vogliamo bene, così viviamo felici -.

Hanno ragione i miti asinelli d'Andalusia?

Chi può dire?

Certo è che in nessuna parte del mondo io vidi mai la natura protestare con tanta foga d'esser lasciata in pace, come in Spagna. Come essa ha l'aria dappertutto d'infischiarsi del dinamismo e della vita pericolosa!  Con che  ostinato coraggio ella oppone alla nostra furia di vani rinnovamenti il peso invincibile della sua grande antichità, della sua romantica solitudine!

E' per questo ch'io penso che i miei asinelli d'Andalusia possono aver qualche volta ragione.." [Un po' di vecchia Spagna]


"..Biella è propriamente dominata da due colli, a oriente il San Girolamo, di larga schiena ombrosa, dove son le  ville dei Sella, e più a nord e imponente, la Burcina..Oggi la Burcina, cresciuta a prepotente giovinezza, rappresenta una specie di Eden, fra le cui odorosissime ombrie uno può passeggiare credendosi Adamo..

Un'infinità di piante rare ed esotiche..prosperano in bella comunanza sulle spalle dell'umorosa collina, mentre in mezzo ad esse s'aprono macchie d'azalee, di camelie, di olee, di dafne, di jucche, d'ortensie, di rose, e sovrattutto di rododendri. E' un giubilo indiavolato, un delirio di profumi e di candori che si svolge tra un frusciante alitare d'api e di farfalle, sotto un cielo d'una purezza adamantina..

L'esser questa terra priva di calcare, ben nutrita d'acque e meravigliosamente esposta ha permesso l'erompere e il rinnovarsi ogni anno di tanto splendore vegetale, che in nessun altro luogo sarebbe stato possibile.." [Biellese]


"..Il primo contatto col mare l'abbiamo avuto a Saint Michel..

Il celebre monte parve venirci incontro dal fondo dell'orizzonte con la sua favolosa architettura eretta sul dorso, con la sua Maraviglia offerta a Dio, a cui ha collaborato tutta la fede d'un popolo. Il primo effetto è stupendo. Sale al cielo  come una mistica piramide di rocce e torri, circondata da larghi bastioni a picco sul mare e terminante in un pinnacolo vertiginoso, ultimo grido di quella gran preghiera lapidaria. L'impeto ascensionale è potente. Le acque fasciano da tutte le parti la vecchia abside e il mare le fa uno sfondo di sogno disperato. Si pensa come ci sian potuti esser uomini di così grande idealità da immaginarla, operai che possano averla eseguita, questa Theleme misteriosa e ideale.."; "..Ci son paesi  dove la vecchiaia non ama mostrarsi per le strade, ma preferisce starsene nascosta e lasciar il sole ai giovani; altri, invece, nei quali, ancor venerata, si mostra e s'impone. La Bretagna è di questi. Direi che la più gloriosa cosa vivente che abbia oggi la Bretagna è la magnificenza delle sue vecchie. Hanno un che d'augusto, di greco. Le vedi andar in giro per i paesi, passar da una chiesa all'altra, da un campo all'altro e porre dappertutto una specie d'attività furtiva e corrucciata di antiche burbere fate. Incorniciati dalle bianche cuffie i loro visi son capolavori. Non si può immaginare volto umano dove gli anni, le tragiche esperienze e il presentimento dell'Aldilà si sieno congiunti in un'espressione di più disperato vigore.

Hanno un'aria indefinibile. Su quelle piccole facce ossute, scarnite dai venti, dalla pelle tagliuzzata di rughe innumerevoli, come resa coriacea dal tempo, una fissità intenta e severa pare accamparsi tragicamente. Parlano poco, camminano senza guardarsi in giro, gravi, circospette, spedite ed assenti, come recassero nelle loro stesse ossa una protesta vivente contro il mondo mutato..": "..Avete mai visto prelati guidar macchine all'impazzata? Ebbene in Bretagna se ne vedono. Là il clero è straordinariamente sportivo, vigoroso. Preti in bicicletta già, dappertutto, e molti anche in motocicletta. Li vedevamo correre da pieve a pieve con le loro macchine sbuffanti, vestiti in certi costumi che han dell'autista e del templari, con braghesse e coturni e in capo dei robusti cappellacci alla Don Basilio, lunghi e ripiegati sui fianchi: figure maschie e sparviere e risolute che par tengano in pugno tutta la Bretagna sacra e profana. Mi tornaron in mente i pretoni descritti da Renan e li vidi perfettamente intonati a quell'atmosfera di cupa religiosità, a quelle chiesone turrite e  massicce, veri alberghi di Dio, fortilizi della Fede."; "..La nostra scorreria d'oggi alla ricerca di Dolmens e Menhirs, attraverso le lande di Locmariaquer! Non essendo io archeologo mi accontento naturalmente di vedere questo religioso pietrame con occhio poetico. Fu una corsa davvero svagata di parecchie ore, un po' ridicola anche, se si vuole, ma interessante, qua e là per lande e sterpeti..C'inoltrammo con la macchina attraverso le mostruose fila dei Menhirs. Sono sei le file parallele di questi potenti personaggi di pietra, e ognuno se ne sta là al sole, ritto come un enorme birillo, a pochi passi dal suo compagno, piantato sopra un terreno spazzato e nudo. Giunti nel mezzo di questa strana popolazione di macigni fermo la macchina..Subito vien da domandarsi a che potessero servire tutte quelle enormi pietre impettite ed equidistanti; come riuscirono a portar lì tutte quelle tonnellate di sasso, da dove lo cavarono, e che cuore avessero quei Celti che adoravano Dio attraverso quella pazza geometria di macigni. Il loro mistero vi prende. Sentite un'antichità immensa gorgogliare in quella disposizione: pensate ad un mondo d'adoratori selvaggi, agli adoratori del Fuoco, della Luna, degli Animali. La loro veneranda immobilità e fierezza v'affascina col suo enigma millenario, e camminando in mezzo a loro, verso il sole, sentite veramente il misterioso silenzio degli evi, gli spazi planetari della storia umana,.." [Campeggiando in Bretagna]


"..Dopo qualche giorno passato sul valico della Cisa, tra nuvole e mandre, io e Gianfranco..siamo venuti ieri ad accamparci in questa pineta del Tombolo, fra Pisa e Livorno..Le sere sono estremamente belle e poetiche sulla vecchia duna selvosa accanto alla quale siamo accampati. La luce serale dopo l'esaurimento della canicola cade sul sabbione infinitamente dolce. La grazia un po' stupefatta degli echinopi, dei ginepri, dei cardi che saltano su dalla sabbia grigia e ondulata è stata in certi punti bellamente continuata dal padrone del Lido che su vi ha posato qua e là dei vasi di gerani scarlatti e solferini, formando così su l'alto della duna uno strano, delizioso giardino aereo, il quale accarezzato dalla luce languidamente azzurrina della sera e deterso dal limpido etere marino acquista quasi ai miei occhi un che di spettrale, come uno scenario subacqueo in cui mi pare talvolta di volatilizzare..

Ci consultammo rapidamente e decidemmo di ripartire..Spiantata la tenda, l'asciugammo alla meglio, poi ripiegata in un sacco l'infilammo sull'auto e ripartimmo a discendere giù per la Val Secchia..V'era festa e mercato a Montefiorino e mano mano che ci s'accostava a quel paese incontravamo comitive di contadini che ne ritornavano, ciascuno recando in mano qualcosa che v'aveva comperato: chi una lucerna, chi un paio di braghe, chi una vanga, chi un cappello. Cappelli, poi, a iosa. Donne e uomini lo portavano in capo infilato sopra l'antico e pavoneggiandosi buffamente in quella trovata. Le donne erano piuttosto turgidotte con facce arrubinate, e le fanciulle portavano corpetti a colori strillanti, di verde, di rosso, di giallo. Direi che tutt'insieme quei tipi erano un po' buffi come lo sono i bergamaschi. Il buon Tassoni e il suo spirito bizzarro facevano capolino a ogni tratto in quel scenario da commedia montanina." [Rubanera]


"..Siamo in piena Camargue. Da quelle parti c'era da vedere una chiesa del dodicesimo secolo, che dicevano bellissima, nel paesetto di Saint Gilles. Ci andammo. Il paese perduto nel cuore di quella Maremma, pittoresco anch'esso per esser mezzo disabitato e trasandato, era già di per sé una di quelle povere comunità che vivono sulle paludi, stentatamente, come da noi Comacchio o Castiglion della Pescaia; ma la facciata di quella chiesa, come il vivente spirito di Dio, sfolgorava su tanto squallore. E' una delle più meravigliose pagine della scultura medioevale. Tre portali fioriti dei più mirabili bassorilievi che avesse prodotto l'arte romanico-provenzale mista ad inspirazioni di ateliers lombardi e di Linguadoca. stavano davanti a noi. Vi erano raffigurati, in una mescolanza puerile e commovente, fatti dell'Antico e del Nuovo Testamento: e pilastri, timpani, archi e basamenti, tutto appariva invaso, innervato da questo visibilio di figure fittamente addossate, intrecciate in aggruppamenti armoniosi e strani: Leoni e Santi, Vergini e Martiri, Simboli e Magi. Come mi commuovono quei portali di Provenza, istoriati dagli ingenui scalpelli del millecento! Quel fitto brulichio di figure sparse con tanta gioia in ogni parte dell'arco e con un'esuberanza a volte perfin grottesca mi parlano d'un popolo che aveva della fede un senso allegro, vibrante, festaiolo e voluttuoso ad un tempo. Lì è tutta una gente che ride in compagnia dei suoi Santi, che piglia sottobraccio gli Apostoli, che andrebbe all'osteria con Cristo in persona. C'è un po' in loro quella trasandatura pittoresca e paesana che il Mistral finge nella sua strofe, quel buttato là di vecchia canzone francese, ma soppannato di graziosa energia, e soprattutto d'un sentimento così ebbro e gentile della natura.."; "..Visitato ad Avignone il Palazzo dei Papi e Notre-Dame-des-Doms montammo al Rocher, luogo eminente tra bei giardini e boschetti..

Il Petrarca, però, non ci si poteva vedere in questi luoghi.

Ho portato con me il Secretum.

'Chi abbastanza esprimerà il tedio e la quotidiana noia della vita che meno nel più mesto e torbido angolo della terra, in una angustissima e torbida sentina che ribocca di tutte le sordidezze dell'universo? Chi potrà eguagliare con le parole quelle cose che qua e là eccitano grave nausea? le puzzolenti contrade, popolate di rabbiosi cani, da oscene scrofe, lo stridore delle ruote che fanno traballare le mura, o delle quadriglie che con obliquo corso s'intoppano; le sì diverse sembianze degli uomini; i tanti orrendi spettacoli dei mendichi; le tante pazzie dei ricchi; gli uni vinti dalla tristezza, gli altri trasportati dal gaudio e dalla lascivia; finalmente gli animi sì discordi, le arti sì varie, il clamore di confuse voci, un popolo che ognor viene alle mani? Quando io mi guardo intorno, credo d'esser disceso vivo all'inferno.'. Era esasperato da tanta corruzione che si vedeva intorno, offeso nei suoi sentimenti d'italiano per la vita indegna che conduceva quella corte papale; ma, diciamolo, molto della sua collera va messa in conto dell'abituale malumore dovuto al suo carattere atrabiliare, all'esser affetto, come scrive egli stesso, 'da quella funesta pestilenza che i moderni chiamano accidia e gli antichi melanconia'. E con che vigore d'analisi, con che cruda e spietata sincerità saprà definire le sue debolezze quest'anima senza pace, dominata dall'ambizione e dall'amore, vaga di spirituali, disperati rifugi!..

Restaurant du Jardin Pétrarque et Laure - Truites - Anguilles - Merins. Il cameriere in smoking attende, tovagliolo sotto braccio, in mezzo al cortiletto del ristorante (prix fix: Fr. 18) e lì sotto, la Sorga scroscia e spumeggia, traboccando dalla fonte, e dà anima e luce a tutta la vallata. Dietro  di lui, disposti sulle dispense, trionfano piatti di pesce, bouillabaisse, alzate di frutta di stagione, e una doppia fila di bottiglie variopinte..

Si ode il fischio d'una sirena e ritorniamo in paese ripassando sotto un rozzo tunnel. Eccoci sulla Nouvelle Place, in mezzo alla quale hanno eretto una colonna al Petrarca, nel 1854.

Il paese è brutto, è dei peggio mi sia mai incontrato vedere. Qui sotto tre fabbriche di carta. Hanno imbrigliato l'acqua della Sorga in canali, in chiuse, in cloache. La bella acqua del Petrarca se la passano tra loro questi stabilimenti; le chiare, fresche, dolci acque di Valchiusa vengono schiaffeggiate e svillaneggiate da cento ritrècini [ruota di legno a pale che, mossa dall'acqua, imprime il movimento alla macina del mulino, ndc.]. E tutto il paese è diventato paesaccio industriale, maleodorante, con quel senso di disintegrazione, di caduta che David Herbert Lawrence vedeva in certi panorami industriali da lui descritti." [Taccuino di Francia]


"..La casupola dove alloggiammo quella sera, si trovava in mezzo al paese ed era di proprietà di Bois Dominique, guida..La mattina di poi, dopo un buon sonno tornammo in tinello a mangiare qualcosa. Bois Dominique ci raggiunse, si mise a sedere accanto a noi e ci narrò che a Fornet il pane lo fanno una volta sola all'anno.

- E vi basta per tutto l'anno?

- Per tutto l'anno.

- Ma chissà che ferro!

Si fece portare dal figliolo un pezzo di quel pane e ce lo diede da assaggiare..Era davvero un calcestruzzo: nero e spongoso, duro come pietra.

Con un coltellino, a fatica, ne staccai un pezzo e l'immersi nel caffelatte. In breve il pezzo si sciolse, e non era cattivo!

Alzando gli occhi vidi, attraverso le finestrelle, la cima della Sassière tutta meravigliosamente pinta di ocra." [Val Grisanche]


"Tante volte l'avevamo contemplata là davanti a noi, da uno spalto di Sordevolo, l'alta barriera bruna che tagliava direttamente il cielo al di sopra dei colli di Graglia..

Non pretendo descrivere la Serra. E' solo il suo carattere, il suo tono, che bramavo conoscere..Tuttavia nelle poche ore che ci fui, errando così alla ventura per le sue solitudini selvatiche posso dire d'aver compreso abbastanza bene il suo carattere, d'averne un ricordo preciso.

Tra le larghe forre dei suoi castagneti, girovagando per le sue strade abbozzate o pei sentieri che v'han tracciato i pazienti cercatori di funghi, sgambando in mezzo alle ginestre o agli ericheti, alle felci o alle saggine, facendo levare a volo una quaglia, un tordo o un fringuello montano, aspirando con voluttà quel forte odore di macerato che l'Ottobre andava svegliando per tutte le sue fratte, o sedendo sull'orlo estremo a contemplare il Canavese dai dolcissimi laghi o, di qua, il mirabile Biellese, nobile apparato di paesi e di ville e il Mucrone e il Mombarone, erti fra i nuvoli, compresi che dolce e cara meta potrebbe essere la Serra all'amatore della montagna e del campeggio: e quanto han torto i piemontesi di trascurarla.

Penso che da noi, in Lombardia, una simile cima sarebbe ricercata in ogni vena, vi pullulerebbero le villette, vi si traccerebbero centinaia di strade. Ma, ne convengo, la Lombardia è troppo faccendona. Il Piemonte, al contrario, con quel suo spirito di lasciar le cose come le trova, lascia anche la Serra al suo destino.." [La verde muraglia]


"..Del mio soggiorno a Cigale ricordo con riconoscenza un'escursione ch'io feci..in motoscafo all'isola di Sànsego, coi nostri amici, il pittore Passaurio e sua moglie..

Da lontano, come Capri, Sànsego ha la forma d'una nave allungata sul mare..

In cima al colle, sul piazzale della chiesetta, il pittoresco del costume di Sànsego tocca il punto saliente.

Lungo il sedile di fianco alla chiesa sta seduta una fila di queste donne, attempate la maggior parte, mentre di dentro un prete predica da un pulpito in croato. Le guardo. Che visi! Che espressioni focose! Pare osservandole di trovarsi dentro uno di quei bei canti illirici tradotti dal Tommaseo..E dentro? Come riesco a rompere la calca delle donne e a infilarmi in una navata laterale vidi uno spettacolo che non m'uscirà più di mente. Di fronte ad un altare adornato alla slava, straordinariamente sfavillante d'oro, d'argento e di fiori, un prete officiava e a sinistra lo guardava il Crocefisso più doloroso, più straziato e più primitivo ch'io vedessi mai. La moltitudine  delle donne prostrata cantava le litanie. La marea dei fazzoletti a vari colori formava ai miei piedi come un mobile giardino di variopinte aiuole..Mi sembrava di trovarmi in qualche messa dell'antica Russia, descritta da Tolstoi o da Turghenieff.." [Estate sul Carnaro].