Fiodor M. Dostoevskij, I DEMONI

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Fiodor M. Dostoevskij, I DEMONI, @ 1871-1872, traduzione di Giorgio Maria Nicolai, Nota introduttiva, pp.I-XVIII, e Note, pp.1227-1244, di Ettore Lo Gatto, Firenze, Sansoni, 1958, pp.1-1269

 


p.19  I DEMONI

[p.799  Taccuini di appunti per “I demoni”]


Come già ne L’idiota, il romanziere fa muovere vari episodi attorno a un episodio centrale: l’organizzazione di delitti - assassini, incendi, sollevazioni e suicidi - per mezzo dei quali il capo del movimento in una città di provincia cerca di legar tra loro i congiurati. Quattro figure più delle altre si sollevano sulla massa di personaggi: Stravrogin, Pietro Verchovenskij, Kirillov e Satov.


Un gradino appena al di sopra del romanzo d’appendice.


“..- Sentite, noi cominceremo col suscitare una sommossa - proseguiva Verchovenskij, con grande concitazione, afferrando ogni momento Stavrogin per la manica sinistra. - Ve l’ho già detto: noi penetreremo proprio nel popolo. Sapete che già ora siamo terribilmente forti! I nostri non sono soltanto quelli che sgozzano e bruciano, che fanno colpi classici o mordono. Questi disturbano soltanto. Senza la disciplina non concepisco nulla. Io sono un furfante, e non un socialista, ah, ah! Sentite, li ho contati tutti: il maestro che si burla coi bambini del loro Dio e della loro culla, è già nostro. L’avvocato che difende l’omicida istruito, dicendo che egli è più evoluto delle proprie vittime e che, per procacciarsi del denaro, non poteva non uccidere, è già nostro. Gli studenti che uccidono un contadino per provare una sensazione sono già nostri. I giurati che assolvono tutti i delinquenti sono nostri. Il procuratore che trema in tribunale di non esser abbastanza liberale è nostro, nostro. Tra gli amministratori, i letterati, oh, dei nostri ce ne sono moltissimi, e non lo sanno nemmeno loro..”